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Occupare il posto di qualcun altro

Ognuno di noi può trovarsi nella situazione in cui deve “sostituire” qualcuno. In realtà, non stiamo sostituendo né rimpiazzando nessuno, ovviamente, ma percepiamo la cosa in questo modo. Veniamo assunti in impieghi che in precedenza erano ricoperti da altre persone, o iniziamo relazioni con persone che prima amavano qualcun altro, o intraprendiamo nuovi lavori che non abbiamo mai fatto prima.

Potremmo percepire a lungo il fantasma della persona che era lì prima di noi. Non ci sentiamo come se il posto fosse nostro. Allora, cosa ci succede in queste circostanze?

Possiamo provare la spiacevole sensazione di “prendere il posto di qualcuno” se chi occupava il posto prima di noi ha avuto successo.

Non possiamo fare a meno di iniziare a confrontarci con i nostri predecessori. Potremmo sentire il bisogno di “vestire i loro panni”, di giocare secondo le regole da loro stabilite oppure, viceversa, di adottare un approccio completamente diverso, cercando di enfatizzare le nostre differenze. In ogni caso, diventa impossibile mostrare la nostra individualità. Agiamo in modo vincolato, le nostre opzioni sono limitate e sprechiamo le forze per combattere con i mulini a vento.

Ricopriamo un nuovo posto perché siamo sicuri di meritarlo. Allora perché dubitiamo così spesso delle nostre capacità? Perché ci sentiamo così spesso costretti a confrontarci con i nostri predecessori?

Andrea è un ufficiale militare molto capace ed è abbastanza fiducioso delle proprie capacità. Di recente, però, è stato trasferito ad un altro reparto, in  cui il suo predecessore era un leader di successo. Andrea era sopraffatto dai dubbi: “I miei superiori si aspettano qualcosa da me! Sono consapevole che L. (il predecessore) faceva le cose in modo molto diverso e questo mi paralizza. Non sono in grado di prendere la più semplice delle decisioni, cerco di indovinare cosa avrebbe fatto L. in questa situazione. Sento che sto sbagliando tutto e che la cosa è sotto gli occhi di tutti…”

Andrea è rimasto intrappolato nel confronto con un leader di successo che ricopriva questo ruolo prima di lui, e questo lo ha destabilizzato.

Natalia ci dice: “So che la sua ex moglie odiava cucinare. Anche a me non piace cucinare, ma voglio far vedere a mio marito che si tratta della mia attività preferita. Voglio che lui capisca che sono migliore di lei!”

Natalia ha deciso consapevolmente di smettere di essere se stessa per paura di perdere il suo “vantaggio” nella competizione immaginaria con la donna che la precedeva, che non è nemmeno consapevole di questa rivalità.

Silvano è stato recentemente promosso a un ruolo manageriale. Dopo aver studiato le abitudini del precedente capo, ha deciso di seguire il detto “c’è un nuovo sceriffo in città” e di agire in modo completamente diverso anche nelle piccole cose, solo per mostrare ai suoi dipendenti che “ora le cose sono diverse”.

Questi tre esempi hanno una cosa in comune: Andrea, Natalia e Silvano agiscono “a favore” o “contro” l’immagine mitica della “Persona che c’era prima di me” e trascurano i propri desideri e i propri bisogni. Sono semplicemente incapaci di riconoscerli e, per questo motivo, non accedono alla potente risorsa della propria individualità.

Cosa puoi fare per evitare di cadere in questa trappola?

• Smetti di competere con chiunque: fantasmi del passato, persone reali, immagini idealizzate. Sii te stesso. Tutti gli altri ruoli sono già stati presi, solo il ruolo di TE STESSO è disponibile.

• Sii consapevole di essere unico e di avere il tuo stile, la tua visione e il tuo modo di fare le cose. Questo è il motivo per cui sei prezioso.

• Non cercare di giocare secondo le regole di qualcun altro se non le condividi. Non permettere agli altri di manipolarti: “Ma il signor Tizio era solito…” o “ Il signor Caio non approvava tali pratiche”. Reagisci con calma, ma con fermezza: “Ora sono io al comando e le mie opinioni sono diverse”.

• Ricorda che, solitamente, il “giudice” principale è nella tua mente, non in quella degli altri. Ferma questo filo improduttivo di pensieri su “cosa penseranno di me?”.

• Smetti di usare concetti comparativi come “migliore” o “peggiore”. Prova a sostituirli con il neutro “diverso”.

È importante accomodare i vestiti, che per ora sono della misura sbagliata, affinché ti stiano bene, piuttosto che fare un “intervento” a te stesso per farli calzare a pennello. È impossibile prendere il posto di qualcun altro, proprio come è impossibile infilare un chiodo quadrato in un foro rotondo. Dato che sei qui, questo significa che, in questo periodo della tua vita, questo posto è tuo. Devi cercare di renderlo accogliente e confortevole.

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