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Il cervello ansioso

    Il cervello umano è una struttura complessa. Si compone di tre parti separate ma interconnesse. Nelle profondità di quest’organo si trova il cervello rettiliano (il tronco cerebrale e il diencefalo), poi viene il cervello emotivo (il sistema limbico) e, infine, il cervello cognitivo: la neocorteccia, a cui dobbiamo la nostra capacità di ragionare.

    Le strutture antiche del nostro cervello sono le più primitive: le loro funzioni sono volte a garantire la nostra sopravvivenza e la procreazione per la prosecuzione della specie. Se il sistema limbico si sente minacciato, “accende” istantaneamente lo stato emotivo dell’ansia. A quel punto, viene coinvolto il tronco encefalico e vengono alla ribalta i nostri istinti di sopravvivenza: attacco, fuga o congelamento.  

    In linea di principio, sembra abbastanza logico: in caso di pericolo, bisogna reagire rapidamente per sopravvivere. Tuttavia, nel mondo moderno, sono percepite come un pericolo non soltanto le circostanze che mettono davvero a rischio la vita, ma anche le situazioni sociali del tutto ordinarie: un incontro di lavoro, un conflitto relazionale, la folla in metropolitana o il parlare in pubblico.

    Tali situazioni non sono una minaccia per la nostra vita e non richiedono l’attivazione dell’istinto di autoconservazione, ma il sistema limbico la pensa diversamente, perciò il battito cardiaco accelera, i palmi delle mani sudano, la bocca diventa secca e il tratto gastrointestinale non funziona adeguatamente. Queste sono tutte manifestazioni fisiologiche dell’ansia.

    Esaminando la situazione in modo razionale, potrai capire che non c’è nessuna minaccia per la tua vita. In questi momenti, tuttavia, potresti non essere in grado di analizzare alcunché, perché il sistema limbico, nelle situazioni che percepisce come minacciose, spegne la neocorteccia e, con essa, la capacità di pensare: “Non c’è tempo per pensare, devi metterti in salvo!”. 

    La neocorteccia è il cervello razionale e pensante. Di tutte le nostre strutture cerebrali, è quella meglio attrezzata per valutare le situazioni molto difficili e per trovare le soluzioni migliori. Mentre il sistema limbico è attanagliato dall’ansia, però, la neocorteccia non può prendere il controllo e guardare in modo intelligente la situazione. 

    Pertanto, in primo luogo, è necessario calmare le parti primitive del cervello, disattivare le reazioni fisiologiche corporee e riportare l’organismo alla normalità. Appena l’equilibrio fisiologico all’interno del corpo sarà ripristinato (la respirazione si sarà regolarizzata, la frequenza cardiaca sarà migliorata, ecc.), il sistema limbico riceverà il segnale che tutto è tornato alla normalità e non c’è più pericolo. A quel punto, si sbloccherà la neocorteccia, che tornerà operativa e potrà iniziare a cercare una soluzione efficace alla situazione pericolosa. Il cervello percepisce le reazioni corporee in questo modo: “Oh, il respiro è regolare, il battito del cuore è lento. Questo significa che non c’è pericolo, posso disattivare il ‘pulsante antipanico’.”

    Pertanto, prima calmiamo il corpo e poi tutto il resto. Padroneggiando le tecniche di respirazione e gli esercizi fisici che riducono l’ansia e calmano il cervello, tutto tornerà alla normalità.

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